venerdì 6 ottobre 2017

Alpi Apuane: devastazione ambientale e illegalità nelle cave, parola di Procuratore della Repubblica

Segnaliamo

Alpi Apuane: devastazione ambientale e illegalità nelle cave, parola di Procuratore della Repubblica

Il quadro reso dai vertici della Procura della Repubblica massese è stato semplicemente drammatico, descrivendo una situazione di incancrenita illegalità ambientale.Il Procuratore .... (leggi tutto)

mercoledì 9 agosto 2017

A proposito del project financing applicato alla sanità e l’intervento tardivo della Corte dei Conti regionale

Nel gennaio del 2013 il nostro comitato promosse, assieme alla CUB sanità, un convegno sulla situazione generale della sanità in Toscana, sulle minacce sempre più avvertite dai cittadini alla tutela della salute, all’accesso universale alla cura e all’assistenza.
Tutto ciò a causa di un processo sempre più spinto di aziendalizzazione delle Asl e di piani sanitari regionali ispirati a una logica di privatizzazione e di risparmio i cui capisaldi si fondavano sulla “partecipazione alla spesa” (ticket ) e sull’aumento delle liste d’attesa, sulla diminuzione dei distretti sanitari, sul taglio dei posti letto e dei costi di degenza, sul blocco del turn over fra medici e infermieri, nonché sulla vendita del patrimonio immobiliare e storico in capo alle stesse aziende sanitarie.....
Continua a leggere qui:http://www.perunaltracitta.org/2017/08/03/proposito-del-project-financing-applicato-alla-sanita-lintervento-tardivo-della-corte-dei-conti-regionale/

lunedì 3 luglio 2017

Bloccare la vendita del Deposito ATAF di Viale dei Mille a Firenze

Segnaliamo il nostro intervento su "La Città invisibile"

Bloccare la vendita del Deposito ATAF di Viale dei Mille a Firenze

di Comitato San salvi chi può

È infatti parte di quella lista di beni pregiati del patrimonio delle comunità territoriali comprendente tra l’altro ville, palazzi storici, edifici pubblici, che il sindaco Nardella … 

mercoledì 12 aprile 2017

A Firenze il Comune è costretto a sospendere la costruzione del mega campeggio di Rovezzano


5 aprile 2017

Con viva soddisfazione apprendiamo il blocco della costruzione del maxi Campeggio di Nave a Rovezzano.
Il Comune di Firenze ha emesso un’ordinanza di sospensione dei lavori mentre l’assessore Bettarini motiva l’atto per le presunte irregolarità commesse dai responsabili dei lavori.
Finalmente il Comune sembra essersi risvegliato dal sonno che con sempre maggiore frequenza intorpidisce i sensi dell’apparato amministrativo locale, annebbia le politiche e paralizza i dispositivi di controllo.
Malattia o insipienza politica e amministrativa delle giunte di centro sinistra che ormai, da troppi anni, hanno abbandonato la cura del bene comune?
Non è un caso essere arrivati alla sospensione dei lavori, che forse non andavano proprio autorizzati.
È da anni che i cittadini, il nostro Comitato San Salvi chi può, le opposizioni sia in Consiglio Comunale che in quello Regionale denunciano con vigore l’occupazione manu militari di un considerevole tratto della sponda destra dell’Arno, all’altezza del vecchio Mulino di San Michele a Rovezzano, per costruirvi questo maxi campeggio, vera e propria ipertrofica cittadella del turismo in riva d’Arno. Il campeggio è insostenibile sul piano ambientale, estremamente gravoso il suo carico urbanistico, molto pericoloso sotto l’aspetto del rischio idrogeologico.
Da anni il Comune è sollecitato a chiarire le motivazioni di queste concessioni, di queste scelte che si ritorcono, come al solito, contro gli interessi della collettività e che di fatto prevedono la privatizzazione di un tratto cospicuo dell’Arno, in corrispondenza del Lungarno Generale della Chiesa. Miserabili le compensazioni ottenute!
A chi giova tutto ciò?
I cittadini lo avevano capito fin dall’inizio, si sono subito sentiti danneggiati a tal punto che un giornale locale nel 2013 titolava “Abitanti infuriati: troppe incognite, vogliamo vedere il progetto”, mentre il nostro comitato, sempre nello stesso anno, denunciava il conseguente consumo di suolo, la distruzione di una pregiata area Agricola e la compromissione del Parco dell’Arno e dei suoi affluenti.
Sfrontatamente indifferenti alle sollecitazioni provenienti dalla città, sia l’amministrazione Renzi (ricordate la storia farlocca del piano a volumi zero?) che l’amministrazione Nardella, hanno avallato il trasferimento del campeggio dal Piazzale Michelangelo a Rovezzano, moltiplicandone capienza e capacità ricettiva.
Il campeggio va così ad occupare una superficie di “7 ettari con 450 piazzole per tende, camper e roulotte, due piscine, ristorante con terrazza da 1.600 metri quadrati, campo da calcetto e pallavolo, un parcheggio auto da 200 posti, supermercato...” (La Repubblica del 18/3/2016).
Riteniamo che questa trasformazione urbanistica, estremamente pesante nella sua dimensione e nella sua concentrazione di funzioni, debba essere riconsiderata e rimessa in discussione non solo alla luce delle irregolarità amministrative che potrebbero emergere dalla “verifica di congruità” che il Comune vorrà predisporre, ma anche alla luce della richiesta di chiarezza che emerge con forza dalla città.


martedì 21 marzo 2017

C’ERA UNA VOLTA IL PARCO FLUVIALE DELL’ARNO...


Lo scempio è fatto!!

Oramai i cantieri sono già al lavoro e il campeggio di Rovezzano è in costruzione.... a nulla è servito anche l'intervento di denuncia del nostro Comitato, quando già nel dicembre 2013 con un documento intitolato “Il consumo di suolo c’è eccome” scrivevamo che con il progetto del campeggio, “prosegue la dissennata distruzione degli ultimi lembi di quel paesaggio agrario storico che un tempo cingeva il centro urbano di Firenze. Nei pressi del mulino di San Michele a Rovezzano, infatti, fino a poco tempo fa era ancora visibile una notevole testimonianza della ricchezza agricola che caratterizzava un tempo la magnifica corona rurale fiorentina, con le sue colture promiscue di orti, frutteti e oliveti. Un patrimonio rurale che negli ultimi anni è stato più volte eroso, dall’espansione edilizia, dalla viabilità asfaltata e da insediamenti sportivi, dove però rimanevano ancora degli ettari coltivati, residuali certo, ma per questo ancora più preziosi, che adesso vengono spazzati via dalla installazione di un grande campeggio gestito da una holding privata.


Nel piano regolatore del 1996, la fascia pianeggiante a destra dell’Arno, veniva destinata al sistema essenziale del verde e considerata paesaggio agricolo di raccordo con l’area urbana facente parte della bassa valle del torrente Mensola, a sua volta parte dell’articolato piano del parco dell’Arno e dei suoi affluenti. Un piano che non troverà mai realizzazione visto che se ne stanno a poco a poco distruggendo le varie parti, interrompendo così quella continuità prevista fra il parco storico delle colline e l’Arno. Questo ennesimo episodio smentisce ancora una volta i vanti sbandierati dal sindaco Renzi, che dichiara ai quattro venti che con la sua politica si sarebbe bloccato ogni consumo di nuovo suolo. In questo caso del suolo fertile viene sacrificato sull’altare degli interessi dominanti della monocultura turistica, in barba ad ogni salvaguardia del patrimonio rurale ancora esistente."
 
Il Regolamento Urbanistico (RU) approvato poi il 02/04/2015 con il sindaco Nardella, fedele prosecutore della politica renziana, ha puntualmente ratificato il progetto della mega installazione turistica, nel segno della preminenza assoluta degli interessi privati su quelli generali, cambiando la destinazione di queste area (vedi scheda norma AT 03.02 Campeggio Rovezzano) e compromettendo così “un’area preziosa dal punto di vista paesaggistico e ambientale ma anche particolarmente delicata sotto l’aspetto del rischio idrogeologico”, come abbiamo rilevato nelle nostre osservazioni al RU del 2014. 

Infine il Consiglio Comunale del 21/11/2016 approva a grande maggioranza (21 favorevoli con 6 contrari) lo schema di convenzione per la compensazione degli impatti generati dall’incremento/modifica del carico urbanistico che dà il via alla costruzione di una vera e propria cittadella del turismo costituita da “mega campeggio da 7 ettari con 450 piazzole per tende, camper e roulotte, due piscine, ristorante con terrazza da 1.600 metri quadrati, campo da calcetto e pallavolo, un parcheggio auto da 200 posti, supermercato...” (La Repubblica del 18/3/2016).
Dunque un’operazione di trasformazione urbanistica estremamente pesante nella sua dimensione e  concentrazione di funzioni, che riduce, in questo importante tratto, il parco fluviale dell’Arno (una delle idee più qualificanti e innovative del Piano Regolatore Vittorini) alla mera pista ciclabile; affliggendo nel contempo un ulteriore danno irreparabile al paesaggio rurale fiorentino in quelle che erano le sue piantagioni tradizionali, in nome di una modernità che fa tabula rasa del passato, della storia e della bellezza che essa ci ha consegnato.

Precedente comunicato: 
Quaderno “Il regolamento urbanistico del Comune di Firenze: analisi e controproposte”: https://drive.google.com/file/d/0Bwb6m7_eTBpTM3hiYWxKcTZCaWM/view

I lavori di “costruzione” del campeggio; sullo sfondo, quasi invisibile, la torre del mulino di San Michele a Rovezzano.

 

Il terreno, fino a qualche anno fa coltivato, ora completamente alterato.

lunedì 20 febbraio 2017

SAN SALVI È DI TUTTI E NON PROPRIETÀ ESCLUSIVA DELL’ASL



Il complesso di San Salvi è un bene collettivo, lo dicono i cittadini, gli urbanisti, gli psichiatri legati alla preservazione della memoria dell’ex manicomio e non da ultimo lo stesso Piano Strutturale, che ha inserito il suo Parco fra il sistema del verde pubblico da rendere pienamente fruibile alla cittadinanza.
Il nuovo Direttore dell’Azienda Sanitaria Toscana Centro Emanuele Gori ignora o finge di ignorare, così come hanno fatto puntualmente i suoi predecessori, tutto il fermento sociale e culturale che ha investito, oramai da molti anni, quest’area, e che si esprime nella ricchezza di idee e proposte scaturite dall’indefesso impegno di cittadini, comitati e associazioni: siamo infatti alla riproposizione da parte del Direttore generale, così come riportato dal Corriere Fiorentino del 12 febbraio 2017, della vendita e privatizzazione di parte del complesso, contraddicendo recenti dichiarazioni nel merito che davano questa opzione per superata, in una perseverante ottica antidemocratica che vede l’Asl, previo avallo municipale, come unico decisore sulle trasformazioni urbanistiche riguardanti San Salvi.
Dopo il tentativo fallito di vendere alcuni padiglioni, come previsto dal Piano Urbanistico Esecutivo approvato nel 2007 dal Comune, per trasformarli in residenze di lusso da offrire nel libero mercato, adesso l’Asl si converte ad un’altra forma di privatizzazione, le “cliniche private”, che si affiancherebbero alla consueta riproposta di “residenzialità privata”.
Il recupero di San Salvi, come abbiamo già rilevato, continua ad essere concepito in termini puramente tecnico-immobiliari, nella doppia declinazione di un riutilizzo degli spazi sia da parte delle varie branche dell'amministrazione ASL che di eventuali operatori privati, nell’ipotesi i proprietari di cliniche sanitarie, interessati a lucrare sulla rendita posizionale offerta da spazi di trasformazione immobiliare interni ad un’area bisognosa sì di costosi restauri ma sempre di alto pregio. Ancora una volta la domanda che bisogna porsi è: a chi giova questa trasformazione proposta dall’azienda sanitaria che dovrebbe concretizzarsi in un nuovo protocollo fra Asl stessa e Comune? Che tipo conseguenze produce su un’area strategica per la città, verso la quale, invece, sono convogliate molteplici istanze di carattere ambientale e sociale da quella cittadinanza che non trova posto nel summit previsto in questi giorni fra E. Gori, S. Saccardi, D. Nardella, e S. Funaro?
Certamente il tipo di rigenerazione che questa cittadinanza esclusa propone per San Salvi è ben diverso da quello che i nostri amministratori perseguono: infatti, in opposizione ad ogni privatizzazione e alla mono funzionalità amministrativa, che avrebbero un carico urbanistico pesante ed un alto impatto ambientale, si esprime una visione più articolata e complessa, comprendente la necessità di rivitalizzare l’area con molteplici e innovative attività compatibili con il parco e integrate con il tessuto cittadino circostante.
Finché si è in tempo, si fermi l'ennesima privazione di un Bene Comune alle generazioni presenti e future di Firenze.

lunedì 13 febbraio 2017

LE VERE RESPONSABILITA’ DEL DEGRADO DI SAN SALVI




Circa 30 anni fa, al momento della sua definitiva dismissione, il complesso di San Salvi si presentava ancora intatto: l’insieme dei suoi padiglioni disposti in quella sapiente conformazione ellittica era in ottimo stato di conservazione, così come gli edifici esterni all’ellisse, tra i quali la pregiata Villa Maria.
Il parco storico con il suo viale bordato di lunghi filari di lecci e di tigli secolari, con i giardini e il reticolo dei percorsi interclusi fra gli edifici, punteggiati di macchie di varia specie botanica, e svettanti in alto su tutto i superbi cedri del libano, appariva anch’esso perfettamente integro e accuratamente accudito in tutte le sue parti.
Un grande  e rigoglioso polmone verde, incorporato nella città, ad avvolgere e delimitare quello che all’esterno sembrava piuttosto che un ex ospedale psichiatrico un meraviglioso quartiere giardino.
La visione di San Salvi, invece, che si presenta al visitatore di oggi è radicalmente mutata: una parte dei padiglioni risulta in pessimo stato conservativo e bisognosa di un radicale restauro, intere facciate di essi dagli intonaci scrostati, la pregiata Villa Maria ridotta ad un rudere pericolante, un parco malato fortemente impoverito nel suo patrimonio arboreo, complici inquinamento e cambiamenti climatici ma anche una cattiva manutenzione, usato in alcuni punti addirittura come discarica.                      
L’impressione dominante è di avere gravemente compromesso, causa decenni d’incuria e di  mancato intervento da parte dell’amministrazione pubblica, un bene comune d’inestimabile valore per la città; di aver dissipato,  un’occasione unica, di restituire fin dagli anni ’80,  alla collettività cittadina,  un patrimonio storico-architettonico ricco di potenzialità sociali e culturali assieme ad un grande parco, la cui fruibilità  avrebbe migliorato sensibilmente la qualità e la vivibilità  urbana  del quartiere  e non solo.
È dunque totalmente fuorviante leggere articoli di stampa che additano il degrado di San Salvi alle occupazioni abusive di anarchici o immigrati, fenomeno, peraltro tipico in tutte le città dove a fronte della mancanza di abitazione e di spazi aggregativi, si danno strutture pubbliche svuotate e inutilizzate, rimuovendo le vere cause di tale degrado. Esse sono riconducibili in toto ai responsabili delle istituzioni pubbliche (Regione, Asl, Comune) la cui visione di San Salvi è ristretta ad una logica puramente immobiliare che prevedeva la vendita di una sua parte significativa, quella che per decenni è rimasta in abbandono in attesa della privatizzazione e che oggi risente del massimo degrado.
Dunque l’insipienza politica, la sconfortante assenza di programmazione urbanistica sono all’origine dell’attuale condizione critica dell’area, specchio emblematico di un destino sovente riservato alla città pubblica e al suo patrimonio. Sono gli stessi poteri pubblici, che hanno sistematicamente ignorato le proteste contro la privatizzazione che provenivano dal basso, le idee di trasformazione e di riuso formulate dai cittadini e dai comitati che da anni si occupano, inascoltati, di San Salvi. E che ancora non è dato sapere se il Progetto Partecipato, finanziato dalla stessa Regione e conclusosi nel 2016, verrà seriamente valutato e accolto dall’amministrazione pubblica.
Il Progetto urbanistico esecutivo approvato dal consiglio comunale del 2007, che prevede l’alienazione di una parte significativa dell’ex-manicomio, sta per scadere; con il risultato che l’azienda sanitaria sembra oramai scartare l’opzione della vendita (anche se non ne possiamo essere del tutto sicuri) e orientarsi verso un riuso dei padiglioni principalmente a fini amministrativi. Una decisione unilaterale che esclude il coinvolgimento della cittadinanza, e che contrasta con le esigenze espresse, di un utilizzo diversificato del complesso, di un alleggerimento del carico urbanistico sull’area che renda possibile un reale godimento di un parco che attende di essere ricostruito come la storia ce lo aveva consegnato.

lunedì 30 gennaio 2017

CITTÀ PUBBLICA VS CITTÀ OLIGARCHICA


CITTÀ PUBBLICA VS CITTÀ OLIGARCHICA

Vita immaginata e desiderata, politica subita
Convegno promosso dall’Assemblea dei Comitati Fiorentini e dalla Rete dei Comitati in Difesa del Territorio

Sabato 11 febbraio 2017
ore 14.30 – 19.00
Sala dell'Affratellamento - 
via Gianpaolo Orsini 73

  • Alberto Asor Rosa, introduzione
  • Tomaso Montanari, La progettualità dal basso, la Costituzione, la vita democratica, la città
  • Roberto Budini Gattai, Progetto Firenze: privatizzazione e mercificazione
  • spazio di discussione e confronto
  • Tiziano Cardosi, Mobilità e infrastrutture, il disastro
  • Ilaria Agostini, Patrimonio dismesso e habitat urbano
  • spazio di discussione e confronto
  • Paolo Baldeschi, Vivibilità, movida e turismo vs la città desiderata
  • Vezio De Lucia, Le politiche nazionali, quaranta anni di controriforma
  • spazio di discussione e confronto
  • Alberto Asor Rosa Conclusioni
Rete dei Comitati in Difesa del Territorio
Area ex Fiat Belfiore-Marcello
Area Lupi di Toscana
Beni Comuni Quartiere 3
Cittadini Firenze Oltrarno
Coordinamento 20 Gennaio
Manoiquandosidorme
No Tunnel TAV
Oltrarno Futuro
Palazzuolo Strada Aperta
Palomar. Via Palazzuolo
Piazza Brunelleschi
San Salvi chi Può
Tutela Ex Manifattura Tabacchi
Villa Fabbricotti

mercoledì 23 novembre 2016

Territorio e Costituzione

Segnaliamo il filmato del dibattito su "Territorio e Costituzione" tenutosi a Firenze il 16 novembre scorso, con Anna Marson, Antonella Tarpino, Tomaso Montanari, Tommaso Grassi, Modera Ornella De Zordo, riprese Giancarlo Venturi.

lunedì 10 ottobre 2016

Comunicato stampa


SAN SALVI A FIRENZE TRA RICHIESTA DI ORDINE E SPECULAZIONE IMMOBILIARE

Le proposte del Comitato San Salvi chi può


  In questi ultimi giorni il dibattito sul destino del Parco di San Salvi è tornato di grande attualità, soprattutto in chiave securitaria. La proprietà e alcuni cittadini, denunciando lo stato di incuria dell’area, di cui sono responsabili unici REGIONE – ASL – COMUNE, fanno riaffiorare le proposte di lottizzare per residenze private, se non addirittura per strutture turistico ricettive ad esse assimilate, i padiglioni più pregiati del complesso di San Salvi.
    In un articolo apparso sulla Nazione il 6 ottobre il direttore dell’ASL, Paolo Morello, annuncia la decisione di chiudere di fatto ai cittadini l’area di San Salvi, tranne che per coloro che lavorano e studiano al suo interno, che saranno ammessi dopo debita "identificazione" ai cancelli da parte di nuovi vigilanti. Ciò varrà anche per i bambini e le loro mamme diretti alla scuola elementare “A. Del Sarto”, che "dovranno qualificarsi" per varcare il cancello di ingresso.
    Per giustificare questa “serrata” si evocano ragioni di ordine pubblico e di tutela, le quali, se effettivamente comprovate, possono al massimo giustificare una sorveglianza più accurata su casi  anomali e sospetti che possono verificarsi nel perimetro di San Salvi, ma non certo legittimano l’interdizione del parco ai cittadini, certamente incolpevoli del degrado (cattiva manutenzione e abbandono) che caratterizza questo grande e prezioso polmone verde, causato piuttosto dall’inerzia pluridecennale delle istituzioni preposte. Un parco storico che il Piano Strutturale del Comune di Firenze destina a parco pubblico del Quartiere 2, e che, come tale, dovrebbe essere fruibile in ogni momento della giornata da parte di tutti i cittadini. La chiusura di San Salvi, a nostro avviso illegittima, viene invece motivata da Morello al fine di “qualificare e rivitalizzare" quest'area "che abbiamo deciso di non vendere”.
    Il fatto paradossale e incredibile di questa affermazione è che viene prontamente smentita dal medesimo direttore generale, che sconfessa se stesso in un articolo sempre del 6 ottobre, questa volta sulle colonne del Corriere Fiorentino, dove (malgrado tutte le smentite uscite nei giornali nei mesi recenti) si annuncia la vendita di due padiglioni interni al complesso monumentale e del grande edificio di “villa Panico”, come in parte previsto dal contestatissimo Piano Urbanistico Esecutivo approvato nel 2007.
    Due giorni dopo, l’8 ottobre, dalle colonne di Repubblica, i vari soggetti provano a mettere ordine nel bailamme creato confermando la vendita dei padiglioni destinati a residenza, anche tramite l’onnipresente Cassa Depositi e Prestiti o i salvifici (di se stessi) Fondi privati internazionali, contraddicendo anche le recenti proposte scaturite dal Processo Partecipativo su San Salvi.
    Un sospetto emerge, e cioè che tutto questa voglia di vigilanti e sbarre abbassate possa servire a confortare gli eventuali acquirenti, che a San Salvi non si scherza, le istituzioni sono presenti e che i futuri acquirenti della classe medio alta possono guardare con serenità il futuro. Governo dell’ordine pubblico in funzione speculativa!
    A dir la verità ci saremmo aspettati ben altro dalle istituzioni che dovrebbero rappresentare l’interesse dei cittadini.
    Il nostro Comitato propone, con procedura d’urgenza, di elaborare e pubblicizzare un PIANO STRAORDINARIO DI RECUPERO AMBIENTALE ED URBANISTICO dell’area che si fondi su alcune opzioni non negoziabili:
·       mantenimento della proprietà pubblica di tutta l’area di San Salvi;
·       le residenze annunciate non devono avere carattere speculativo ed esclusivo, ma è necessario prevedere forme di residenza sociale (vedi le numerose tesi di Architettura): cohousing, residenze temporanee, residenze per giovani coppie, autorecupero, ossia interventi a basso costo e in grado di alleggerire la domanda emergenziale di residenze;
·       convocazione di una conferenza allargata dei soggetti istituzionali e non, per definire le priorità dell’azione di rinascita dell’area e contemporanea elaborazione del Piano Straordinario di Recupero e conseguente avvio dei lavori di riordino dell’area con gli obiettivi di conservare la memoria dell’ex manicomio, valorizzare la vocazione collettiva e sociale dell'area, salvaguardarne il valore squisitamente ambientale.

    San Salvi deve diventare una priorità, sin da subito l’area deve essere resa agibile e ben curata, va ripulita e il verde deve avere l’attenzione necessaria, non abbiamo bisogno di guardie giurate ma di personale strutturato all'interno di un PROGETTO DI CURA PERMANENTE DEL PARCO, per permettere ai cittadini di frequentare e riappropriarsi di questo straordinario polmone di verde e di quiete urbana.


giovedì 7 luglio 2016

San Salvi: che fine fa il patrimonio pubblico

Segnaliamo il nostro articolo uscito su "La Città invisibile"

San Salvi: che fine fa il patrimonio pubblico

Passeggiare oggi per San Salvi stringe il cuore. Gran parte del complesso giace in uno stato di deplorevole conservazione, una condizione segnata da troppi anni d’incuria e aggravata dal ....
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lunedì 27 giugno 2016

Segnaliamo l'incontro sulla 'riforma' Franceschini svoltosi lo scorso martedì 1 marzo 2016: morte della tutela e svendita dei grandi musei i temi del dibattito organizzato dal laboratorio perUnaltracittà al Caffè letterario delle Murate in via dell'Agnolo a Firenze. Presenti Franca Falletti, storica dell'Arte e Tomaso Montanari, docente di Storia dell'Arte moderna, presenta Ornella De Zordo.
Articolo originale

L'intervento di Tomaso Montanari:

giovedì 2 giugno 2016

Segnaliamo il Comunicato Stampa del 1 giugno 2016 del Forum italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio - Campagna nazionale “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”


Molto grave e assolutamente da evitare che la modifica al “Decreto trasparenza” abroghi l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di rendere note le proposte di trasformazione urbanistica prima che esse siano portate all’approvazione.

La rete delle oltre 1.000 organizzazioni che compongono il Forum nazionale “Salviamo il Paesaggio” (www.salviamoilpaesaggio.it) invita il Presidente della Repubblica e il Governo a rivedere con urgenza un punto fondamentale dello schema di decreto legislativo modificativo del D.Lgs. 14/3/2013 n. 33 (c.d. “decreto trasparenza”) approvato dal Consiglio dei Ministri il 16/5 u.s. e rubricato “revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza …”.
Ci riferiamo, in particolare, alla “trasparenza dell’attività di pianificazione e governo del territorio“, attualmente normata dall’articolo 39 del D.Lgs. 14/3/2013 n. 33, di cui pare esserne decisa dal Consiglio dei Ministri la sorprendente abrogazione dell’importante lettera b del comma 1 ....

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sabato 28 maggio 2016

Lunedì 30 alle ore 18.30 noi ci saremo. Vieni anche te?

Il disastro di Lungarno Torrigiani chiama direttamente in causa il Comune di Firenze e il suo massimo rappresentante, il sindaco Dario Nardella.
Il sindaco Nardella è chiamato in causa in quanto socio rilevante di Publiacqua, per le nomine che ha fatto in Publiacqua, per il ruolo non svolto di indirizzo, controllo e vigilanza non solo su Publiacqua ma anche sulle infrastrutture delle città. Ricordiamo che il sindaco ha la responsabilità sulla sicurezza e la salute dei cittadini.
Nardella, invece di assumersi di fronte alla città la responsabilità dei fatti, sta cercando "colpevoli" in strutture che lui per primo ha il compito di controllare e per cui deve rispondere!
Tutto questo tralasciando la buona manutenzione della nostra città e avvallando e sognando grandi opere, come il Tunnel Tav, che possono far crollare ancora di più la nostra fragile città.


Per questo CI VEDIAMO lunedì 30 maggio, perché il Comune e il sindaco Nardella si assumano con serietà le proprie responsabilità.

Segnaliamo intanto
Dopo la voragine sul Lungarno a Firenze
Sottosuolo fragile e sfruttato
di Vittorio Emiliani

Firenze crolla sul Lungarno, a pochi passi da Ponte Vecchio. Dicono che è tutta colpa di un grosso tubo dell’acquedotto: di ghisa e quindi vecchio, oppure di fabbricazione più recente? In ogni caso il risultato è impressionante. Ancor più impressionante però che appena due settimane fa un gruppo di intellettuali fiorentini - dall’architetto Giovanna Nicoletta Del Buono all’archeologa Lucia Lepore, allo storico Franco Cardini - abbiano sollecitato l’Unesco a inserire Firenze nell’elenco dei “siti in pericolo”. Del marzo del 2015 è un rapporto dettagliatissimo che costituisce un atto di accusa nei confronti delle ultime amministrazioni locali in specie della giunta di Matteo Renzi......
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venerdì 27 maggio 2016

Voragine​. Quale sicurezza idraulica​ a Firenze? L'allarme Mugnone​ ​

Riprendiamo

Voragine​. Quale sicurezza idraulica​ a Firenze? L'allarme Mugnone​ ​
«Attenzione a dove cammini: potrebbero esserci voragini e buche». Apre così – profetico – il volantino diffuso nei giorni scorsi dalla Protezione civile del Comune di Firenze in preparazione dell’esercitazione “Mugnone 2016”, che si terrà il 28 maggio prossimo in zona Romito-Statuto-Vittoria: una simulazione delle attività di soccorso necessarie in caso di tracimazione del Mugnone.
Forse in seguito a due esposti in Procura in merito alla pericolosità del nuovo ponte sul Mugnone da parte di alcuni cittadini residenti, il Comune mette le mani avanti. Troppo tardi: a lungarno ormai imploso la credibilità è perduta.Il pieghevole del Comune raccomanda inoltre di non trovarsi nei sottopassi durante le alluvioni. Comportamento difficile da tenere visto che il progetto della tramvia, che passa proprio nell’area dell’esercitazione, prevede il sottopasso di un’arteria carrabile di grande traffico come il viale Milton, giusto a pochi metri dal Mugnone, vicino alla Fortezza da Basso. E altri ne prevede il Piano Strutturale.
Sarà bene anche non farsi sorprendere nei numerosi parcheggi interrati che l’amministrazione ha in progetto.
Il Mugnone è un torrente capriccioso, molte volte deviato, sin dall’epoca romana. Malgrado i vari straripamenti, avvenuti anche in tempi recenti, vi è stato da poco costruito un ponte carrabile a quattro corsie, strumentale al passaggio della tramvia, fortemente a rischio per la sua conformazione “a raso”. 
La stessa area cittadina sarà poi ulteriormente messa a rischio dal passaggio, poche centinaia di metri a valle, sotto il viale Lavagnini, del doppio tunnel TAV. Il deflusso della falda acquifera, ostacolato dal tunnel ferroviario, dovrebbe essere compensato da sifoni sotterranei. Ma chi ne controllerà l’efficienza? Chi ne effettuerà la manutenzione?
Nel frattempo, il reticolo idraulico fragilissimo della piana alluvionale ad ovest di Firenze sarà riconfigurato per far posto all’aeroporto: l’importante collettore del Fosso Reale, deviato con un improbabile percorso in contropendenza, passerà in botte sotto l’autostrada.
C’è da stare allegri. Speriamo che non piova. O​, meglio, che​ i tanti soggetti attivi che si battono per la tutela del territorio e di chi lo abita riescano ​con le loro battaglie e i molti buoni argomenti a disposizione ​a ottenere un'inversione di tendenza nelle scelte urbanistiche e ambientali.
perUnaltracittà-laboratorio politico Firenze​

Articolo originale: 
http://www.perunaltracitta.org/2016/05/26/allarme-mugnone-quale-sicurezza-idraulica-firenze-la-voragine/

mercoledì 25 maggio 2016

UN’ALTRA MINACCIA PER SAN SALVI E PER IL SUO MARTORIATO PARCO PUBBLICO



        Con delibera n. 86 del 22/02/2016, a firma del Dr. Nicolò Pestelli, Direttore Generale dell’Ente per i Servizi Tecnico-amministrativi Regionali (ESTAR), viene approvato uno schema di convenzione con il Consorzio Metis al fine di attuare una "Riorganizzazione e riqualificazione interna ed esterna della sede direzionale di San Salvi a seguito della messa a disposizione della palazzina n. 9 da parte di USL Toscana Centro" che prevede la "ricognizione e rilevazione di dettaglio delle palazzine n. 9-13-14", la "individuazione del terreno di pertinenza da riservarsi in esclusiva" e quindi la "progettazione fino al definitivo della chiusura del porticato e collegamento tra la pal. 13 e pal. 14".
        Con queste pur sintetiche indicazioni, si può ragionevolmente dedurre che verrà delimita e chiusa tutta l'area ovest di San Salvi, con gli ex padiglioni che un tempo costituivano l'ospedale psichiatrico vero e proprio, quell'area attualmente occupata dagli uffici dell’ESTAR con la prossima aggiunta della palazzina 9 e l'inclusione anche della contigua RSA "Le Civette". Di conseguenza le aree esterne di pertinenza "opportunamente arredate e sistemate" (sic) verranno rese "di esclusivo servizio alla sede"  degli uffici dell’ ESTAR.
        I dirigenti del servizio sanitario toscano sembrano dimenticare che
•        il PIANO STRUTTURALE 2010 destina il Parco storico di San Salvi a Parco pubblico facente parte integrante del sistema del verde del Quartiere 2
•        sin dal maggio 1993, l’area è sottoposta a VINCOLO DELLA SOPRINTENDENZA a tutela della salvaguardia del carattere più pregiato del complesso monumentale, quello relativo al suo disegno unitario ispirato ad una funzionale e sapiente fusione fra interno ed esterno, fra padiglioni e parco circostante, come emanazione di quella che fu, all’atto della sua progettazione a fine ‘800, una concezione estremamente avanzata di terapia legata strettamente all’ambiente di cura.
        Da entrambi questi fattori deriva l'obbligo di conservare, e se necessario ripristinare (dopo anche  il devastante uragano estivo), il Parco di San Salvi nella sua pregnante configurazione storica: la cornice dei magnifici viali alberati, i giardini e boschetti interni all'edificato, con le loro essenze vegetali originarie, i graziosi porticati ad arco e il reticolo di percorsi principali e secondari che interconnettono le varie parti di questo prezioso parco urbano.
        Inserire ulteriori barriere in un contesto, già gravato da recinzioni improprie (v. il caso di Villa Fabbri), oltre a compromettere il suo "tessuto comunicante e variegato" (Fondazione Michelucci) oggetto primario della tutela storico-culturale, contraddice l’istituzione stessa di Parco pubblico, che di regola  dovrebbe essere il più possibile aperto al godimento e alla piena fruizione di tutti i cittadini.
Oramai non si sa più cosa pensare di una classe dirigente (Regione, Comune, Asl), che in luogo di promuovere il recupero sociale e la valorizzazione ecologico-naturalistica di San Salvi, come da anni richiesto da comitati e cittadini e ribadito anche in un recente Processo partecipativo finanziato dalla stessa Regione, si adopera invece per privatizzare (v. il Piano Urbanistico Esecutivo del 2007), chiudere e frazionare porzioni rilevanti di questo patrimonio, unico per dimensione ed eccellenza nella nostra città. Lasciando ciò che rimane del parco e degli edifici all'incuria e all'abbandono, si permette  l'inesorabile trasformazione di un luogo potenzialmente di grande qualità e bellezza, così indispensabile alla salute e al benessere collettivo, in uno sempre più segnato dalla desolazione e da uno straziante degrado.


sabato 21 maggio 2016

lunedì 25 aprile 2016

IL TRAMONTO DELLA CITTA’ PUBBLICA

Segnaliamo

Il laboratorio perUnaltracittà ospite della Libreria Nardini Bookstore
(Via delle Vecchie Carceri, ex Murate – Firenze)
vi invita all'incontro
IL TRAMONTO DELLA CITTA’ PUBBLICA
IPOTESI INSORGENTI E PRATICHE ALTERNATIVE

intervengono

Francesco Erbani
, giornalista e scrittore

Maurizio De Zordo, architetto
introduce Antonio Fiorentino
venerdì 29 aprile - ore 17.30
Chi decide perché si costruisce, che cosa, per chi, come e dove?
Chi stabilisce che un edificio, un’area di proprietà pubblica, un mercato rionale,
con la scusa di ridurre il debito, finiscano in mano a un privato che ne fa quel che vuole
ignorando ciò di cui la cittadinanza ha bisogno?
Quali sono i soggetti, le forze, le aggregazioni sociali, economiche e politiche
che definiscono gli assetti della città?
Quali le strategie di riappropriazione dei beni comuni
scippati alla collettività?


giovedì 18 febbraio 2016

Se la Toscana rinuncia a difendere i propri beni comuni


Se la Toscana rinuncia a difendere i propri beni comuni
di Antonio Fiorentino, insegnante e architetto, attivista del laboratorio politico perUnaltracittà

La notizia della svendita di parte del patrimonio pubblico della Regione Toscana, annunciata dal presidente Enrico Rossi nei giorni scorsi, non ci ha colti di sorpresa. Ormai conosciamo le pratiche del centro sinistra, Pd in testa: privatizzare, svendere, controllare il sottogoverno sociale, impedire che i cittadini possano esprimersi attraverso le forme istituzionali loro riconosciute, come nel caso del recente annullamento del referendum sulla Sanità regionale.... (leggi tutto)
Fonte: Il Fatto Quotidiano

domenica 14 febbraio 2016

PROCESSO PARTECIPATIVO: E’ VERA DEMOCRAZIA ?

PROCESSO PARTECIPATIVO: E’ VERA DEMOCRAZIA ?



"L’oasi verde di San Salvi deve essere restituita a Firenze, rimanendo interamente pubblica; i suoi storici edifici, riattati, devono ospitare molteplici funzioni a vantaggio della cittadinanza e integrarsi con la città; il traffico interno dev’essere limitato ai mezzi necessari e compatibile con la fruizione del parco" queste in estrema sintesi le proposte che da più di un decennio porta avanti il “Comitato San Salvi chi può”, sostenendole con numerose forme d’intervento e di lotta condivisa con gli abitanti del quartiere e non solo.
Qualche tempo fa si è costituito nel quartiere 2 anche un Coordinamento “Salvare San Salvi” che ha chiesto e ottenuto dalla Regione lo svolgersi di un Processo Partecipativo (P.P.), previsto dalla legge regionale n.69 del 2007, con relativo finanziamento di 15 mila euro, per coinvolgere i cittadini nella formulazione di proposte sulla destinazione dell’area.
Nel bel mezzo di questo lavoro cui i cittadini dedicano il loro sforzo e tempo nel definire un progetto articolato di recupero del complesso monumentale e del parco, gli edifici di San Salvi continuano ad essere tutt'oggi inclusi nel piano di vendite della Regione, piano che rappresenta una sistematica spogliazione del patrimonio pubblico a favore di lobby economiche, e che viene realizzato in conformità al PUE del 2007, sul quale da tempo sembrava calato il silenzio della Regione stessa.
Dunque mentre la Regione approva e finanzia il P.P. non esiste alcun impegno da parte della stessa per riqualificare San Salvi con gli opportuni investimenti e con un progetto costruito con il fattivo concorso dei cittadini, ma solo la volontà di alienare ai privati una consistente parte dell’ex manicomio, a prezzi di svendita per di più, visto che dal 2007 non si sono presentati acquirenti.
Questa è la prova che essa intende ignorare a priori le eventuali conclusioni del P.P. che possono intralciare la deliberazione a vendere e che attestino la contrarietà dei cittadini a smembrare San Salvi, nella consapevolezza che tale fatto comprometterebbe irreversibilmente la vocazione collettiva dell'area così come l’integrità e la piena fruizione pubblica del parco. e pregiudicando, in tal modo, qualunque progetto alternativo ispirato a valori di alta qualità sociale e ambientale confacente alla diffusa esigenza di un nuovo modello di convivenza civile e urbana.
Sembrano così confermati i sofferti dubbi che il nostro Comitato ha sempre avuto in merito alla legge Toscana sulla partecipazione, che per quanto utile a sviluppare dibattiti pubblici informati e a formulare valutazioni condivise, non sembra adeguata a rispondere alle pressanti esigenze poste dai comitati e dai cittadini in difesa del patrimonio pubblico e dei beni comuni. E questo per due ragioni: la prima, perché essa imbriglia e controlla la partecipazione con norme e tecniche procedurali che ne limitano, a nostro avviso, la fertilità critica e il respiro progettuale; la seconda e fondamentale, perché come stabilito chiaramente dall’art.12, l’ultima parola nel merito spetta comunque alla Regione, la quale è tenuta solamente a motivare l’accettazione o meno delle proposte uscite dal P.P.
Come già in precedenti casi è stato osservato da alcuni analisti, si tratta di “partecipazione pilotata e assistita dall’alto” che non sposta di una virgola i rapporti di potere con le istituzioni, che può condurre ad esiti molto parziali rispetto a quanto viene formulato e richiesto nel processo medesimo e che rischia anche di allontanare i cittadini da forme di vertenza organizzata più adeguate sul piano conflittuale, quindi più libere e politicamente autonome.

martedì 3 novembre 2015

DdL sul consumo di suolo

Segnaliamo

Il progetto di legge del governo non ferma il consumo del suolo, rilancia la speculazione 
di Vezio De Lucia - 02 Novembre 2015

Ancora una volta, una puntuale analisi di una legge applaudita da tutti i verdi, verdastri, verdagnoli. Evidentemente senza averla letta con attenzione e fidandosi delle buone intenzioni.  Speriamo leggano adesso..... (Leggi tutto)



mercoledì 16 settembre 2015

Ddl Madia, addio territorio italiano

Segnaliamo
Ddl Madia, addio territorio italiano
Da oggi, “Se il governo vuol fare un’autostrada in un bosco secolare o in un centro storico, lo chiede a qualcuno che è diretto dai prefetti: cioè sostanzialmente a se stesso”, così Tomaso Montanari -storico dell’Arte che insegna all’Università di Napoli-, a poche ore dall’approvazione del Senato del provvedimento delega fortemente voluto dal presidente del Consiglio che smantella le Soprintendenze.

mercoledì 20 maggio 2015

Per una Firenze viva che vuole case, servizi, verde pubblico e spazi di socialità (e meno traffico)


Il 2 aprile scorso il consiglio comunale ha approvato definitivamente il regolamento urbanistico: l'insieme di norme e regolamenti che disciplinano e caratterizzeranno lo sviluppo urbanistico ed il futuro dell'intera città nei prossimi anni.
Insieme al Piano Strutturale, che in sostanza rappresenta la visione politica della città di Renzi già approvato nella scorsa legislatura, il regolamento urbanistico ne è la trascrizione normativa.
L'attuale Regolamento Urbanistico Fiorentino, quindi, traduce nella pratica la “città renziana” caratterizzata:
- nella forma, nel demandare alle grandi proprietà, lobby finanziarie e dei servizi, consorterie edilizie, le decisioni strategiche sui contenitori dismessi, sul sistema dei trasporti e delle infrastrutture.
- nella sostanza, dalla privatizzazione degli spazi e dei servizi, dall'ulteriore cementificazione dei pochi spazi lasciati liberi della speculazione edilizia.

Questa “città renziana” distrugge ogni residuo di città a misura d'uomo in favore delle merci, materiali o immateriali che siano, e la sua “filosofia operativa” è ben visibile laddove l'attuale Regolamento Urbanistico destina il 60% delle superfici vuote in città agli esercizi commerciali (grande distribuzione) e la restante percentuale ad abitazioni (in vendita e certamente non a prezzi popolari) mentre destina solo una infima parte a verde pubblico,
non prevedendo alcun genere di spazi pubblici e collettivi che potrebbero ospitare forme popolari e aperte di socialità, scambio, incontro, mercato, servizi, ecc... come chi vive e si organizza nel territorio chiede e vuole da anni.
Tutto ciò pesantemente aggravato dalle previste grandi opere costose e dannose: sottroattraversamento TAV, Inceneritore di Case Passerini e ampliamento della pista aeroportuale

L'Approvazione, ovvia e attesa da tutti coloro che “seguono” le vicende della città, ha certamente il suo peso ma riteniamo che la battaglia sia ancora tutta da giocare. L'approvazione è un passaggio, seppur definitivo e sostanziale, DEL TUTTO FORMALE.
La città non cambia “per magia” ed il Regolamento Urbanistico non è il “libro degli incantesimi” degli “apprendisti stregoni renziani”.
Al di la' dell'elaborazione, e dell'ulteriore passaggio dell'approvazione dei vari PIT (piani d'intervento territoriale), tali norme devono tradursi in atti concreti.
La città, le aree dismesse interessate, le porzioni di territorio destinate sulla carta ad una funzione o l'altra ecc... dovranno essere CONCRETAMENTE trasformate ed è in questo passaggio realizzativo che l'associazionismo di base e gli abitanti possono intervenire e fare la differenza.
E' nel contrastare questo passaggio che possiamo e dobbiamo intervenire. Momenti di resistenza localizzata non mancano: dalle occupazioni di case e spazi sociali che contrastano la speculazione edilizia e immobiliare ai comitati che si battono affinchè pezzi di territorio assumano la valenza di bene comune, passando per collettivi e comitati impegnati contro le Grandi Opere costose_nocive_inutili fino ai lavoratori autorganizzati con o senza sindacati che si battono contro la privatizzazione dei servizi, del sapere, della sanità, del patrimonio artistico e culturale ecc... .

Intendiamo questo corteo come un momento di sintesi e messa in relazione di queste lotte. Ci interessano i numeri, certo, ma ci interessa soprattutto rilanciare l'iniziativa sulla città.

L'approvazione del regolamento urbanistico è passata come uno schiacciasassi sulla volontà
popolare. Comitati di cittadini e realtà di base hanno portato una critica puntuale e serrata alle scelte dell'amministrazione comunale smascherando il piano venduto come “a volumi zero” dal Sindaco Nardella ma che in realtà prevede incrementi dei volumi fino al 30% e frammenta, lottizza e privatizza le aree Pubbliche, ma la grancassa mediatica del partito di governo in città ha fatto si che non si sia esplicitata una opposizione concreta che se non altro avrebbe portato la questione all'interno del dibattito cittadino.

Pensiamo, quindi, che l'iniziativa del 23 sia un passaggio importante, seppur non decisivo,
per una ricomposizione dei percorsi di lotta su un terreno potenzialmente unificante.

Un passaggio che immaginiamo e proveremo a sviluppare, con le dovute specificità cittadine, in stretto collegamento con queste lotte assolutamente centrali e di grande portata contro il nuovo aeroporto, gli impianti di incenerimento e tutte le nocività.


Contro la devastazione del territorio
Contro la privatizzazione dei servizi e della città
Per il diritto a casa, servizi, verde e spazi di socialità per tutt*

Manifestazione/Corteo - 23 maggio ore 17 piazza Indipendenza

I promotori della manifestazione

mercoledì 13 maggio 2015

Una riflessione sulle colline fiesolane


Il degrado delle colline fiesolane
Oramai, da più di un decennio, si assiste ad un progressivo degrado, anche estetico, delle colline fiesolane, sotto Maiano, uno straordinario patrimonio paesaggistico di grandissimo valore storico e culturale, la cui causa principale è riconducibile all’abbandono delle attività agricole. La crisi dell’agricoltura ha delle conseguenze devastanti sull’antica trama campestre minuta e variegata del paesaggio agrario delle colline, riducendo da un lato interi pendii un tempo coltivati e ben curati in terreni incolti, e dall’altro trasformando vetuste case coloniche in residenze di lusso, con giardini all’inglese e grandi recinzioni a rete, del tutto avulse dal contesto circostante. Si assiste così, alla lenta inesorabile distruzione della coltura promiscua delle basse colline attorno a Firenze, frutto del plurisecolare e sapiente lavoro dell’uomo con la natura, all’alterazione di quell’equilibrio dinamico tra uliveti, campi a seminativo, boschi, ordinati filari di colture viticole, e di quel profilo panoramico punteggiato di antica edilizia rurale e storiche ville padronali di notevole pregio artistico, noto per la sua bellezza e armonia in tutto il mondo. Contro una tale deriva, assume rilevanza, ai fini di una conservazione dei caratteri peculiari storico-culturali e ambientali-paesistici, il tema di una rinnovata pianificazione territoriale basata sullo stretto legame esistente tra il paesaggio da salvaguardare e tutelare e il mantenimento e ripristino della funzione agricola, in quanto l’una specchio dell’altra e viceversa.

Vista panoramica dell'area di Maiano prima del secondo intervento descritto nel testo

Il caso di Maiano.
Ad impoverire i sedimentati valori di ordine materiali e immateriali di un tale pregiato contesto non vi è solo il collasso dell’agricoltura, purtroppo fino ad ora colpevolmente incontrastato da parte delle istituzioni pubbliche, ma anche un malinteso utilizzo di carattere commerciale e turistico. Significativo a tal proposito è quanto sta avvenendo in prossimità del piccolo borgo di Maiano, dove, per incentivare la frequentazione con l’auto di turisti e avventori, si costruiscono dei parcheggi occupando e distruggendo una parte di un uliveto (come accaduto in passato -1-) o intervenendo, come avvenuto di recente (-2-), ai bordi della pittoresca strada di Maiano, erodendo un tratto del pendio sovrastante e diradandone la vegetazione. Dunque per aumentare i flussi di traffico motorizzato in luoghi peraltro protetti (siamo all'interno dell'ANPIL Torrente Mensola) e vocati, con l'attiguo parco di Monte Ceceri, al silenzio, alla quiete e alla salubrità ambientale, si procede a minare, anche se in modo apparentemente circoscritto, la sua identità estetica e quindi i suoi valori storico-culturali e il suo delicatissimo equilibrio ecologico. Secondo la Convenzione Europea del Paesaggio, i paesaggi di grande valore storico-paesaggistico sono da preservare, per quanto è possibile, nella loro integrità e presuppongono perciò interventi di conservazione e mantenimento dei loro aspetti più significativi attraverso politiche di salvaguardia. Dunque qualunque attività economica deve essere consentita solo se compatibile con le esigenze di conservazione e mantenimento delle sue peculiarità storico-paesaggistiche.
Il Comune di Fiesole ha attentamente valutato la compatibilità prevista dalla Convenzione Europea e il rispetto dei vincoli dell'ANPIL per le trasformazioni in atto a Maiano?


L'area del secondo intervento, come si presenta attualmente

lunedì 13 aprile 2015

martedì 7 aprile 2015

NO inceneritori, NO aeroporto, SI acqua bene comune!

Segnaliamo

Sabato 11 aprile 2015
Riprendiamoci subito territorio, salute e lavoro! 
NO inceneritori, NO aeroporto, SI acqua bene comune! 
Basta nocività nella Piana Firenze-Prato-Pistoia, le alternative ci sono! 
P
artenza alle ore 15 all'Osmannoro, alla Casa Rossa, 
punto d'arrivo ore 18 in via di Novoli alla Regione Toscana
(bus navetta per ritorno)